Oltre il mistero del tangibile l’osmosi tra luce e corpo diventa visione. Si rigenera il principio dove osservare è complicità d’esserci.
L’esterno si connota dentro la percezione come conoscenza esistenziale.
Il paesaggio non è mappa, bensì nucleo spaziale, non prorompente, accennato in forme e colori aperti alla conquista della mutazione. Anche se a variare non è lo sguardo, ma il luogo.
Perché la vocazione spinge a decifrare l’incanto della natura nella sua fisicità e nei suoi sentimenti.
E lo spaziare non è pretenzioso, piuttosto carico di levità; una morbidezza di stesura affidata a barlumi veri e trasognati.

Angelo Scandurra, marzo 2007

catalogo - Tip. Stocco, Castelfranco(Tv)2007,
(mostra Galleria Andrè, Roma, aprile 2007)