Una Sicilia mentale

Nature morte (Vaso con fiori, Piccolo roseto, Buganvillea…) e paesaggi, per lo più urbani (La città che cade, Luce sul molo, Dal terrazzo, Zona industriale…): ecco i soggetti di questa mostra di Alessandro Finocchiaro. E sembrano volerci predisporre, a lasciarsi orientare da essi, verso una pittura di genere, abbastanza indifferente sia alle risorse fantastiche sia alla novità dell’invenzione, declinata, semmai, a denunciare il degrado ambientale che ininterrottamente si consuma sotto i nostri occhi.

Già questo risvolto ideologico dovrebbe bastare, d’altronde, a complicare le cose, a segnalare che non ci troviamo affatto di fronte a un’operazione “ingenua”, puramente descrittiva o aneddotica. Ma c’è di più; c’è, soprattutto, che il racconto, anche se non è abolito, prende sùbito una direzione essenzialmente antinaturalistica e simbolica : si consideri l’uso del colore, che predilige l’astrazione cromatica e il gioco minimo delle variazioni, non senza una matericità e gestualità di matrice morlottiana; o il tipo d’impaginazione, il taglio cinematografico dell’immagine, che però non ambisce alla precisione e nettezza ottica, ora creando una sorta di distanziamento in cui i vari elementi della realtà si confondono e quasi svaporano, ora isolando un particolare, un dettaglio, portandolo in primo piano sì da renderlo irriconoscibile. Può capitare, financo, che spunti la figura umana, come nel caso di Dario in giardino, ma allora si tratta appena d’un accenno – macchia o arabesco – e non di un’umanità piena.

Se, come è stato notato, la pittura di Alessandro Finocchio, dietro la quale s’indovinano raffinate e colte genealogie, deve qualcosa alla cosiddetta Scuola di Scicli, è in special modo al geniale e indiscusso maestro di quel manipolo di artisti che occorrerà pensare, a Piero Guccione. Il cui principale acquisto consiste, probabilmente, in una riscoperta del paesaggio siciliano ottenuta grazie a una percezione nuova della luce, diversa da quella degli impressionisti, più esatta e profonda, più metafisica. Con molta sensibilità e intelligenza, Finocchiaro ha intuito le possibilità espressive ancora inesplorate di questa linea di ricerca e lavorando sulle tonalità d’un medesimo colore, ad esempio il verde, disegna orizzonti drammaticamente sghembi, sui quali si stagliano altri filamenti e trame di colore (malinconici resti, a volte, di vecchie ciminiere, o soltanto dei fiori…), o determina un’analoga tensione facendo scorrere, semplicemente, plasticamente, la luce su un muro. Ne viene una Sicilia mentale, visionaria, forse più vera di quella reale. Certo, poco pittoresca o corriva.

Nunzio Zago

catalogo - Salarchi Immagini, Comiso (Rg) 2002,

(mostra Galleria degli Archi, Comiso, dicembre '05-gennaio '06)