Finocchiaro e Zanghi (28 Settembre - 19 Ottobre 2002)

SCRITTI IN CATALOGO SU A. FINOCCHIARO

Trame di luce nelle nuove tele di A. Finocchiaro

Il tempo ha modificato scelte iconografiche e tecniche, cromie e dimensioni della pittura di Alessandro Finocchiaro, un giovane artista di Acireale, venuto alla ribalta con prepotenza in questi ultimi tempi: un intenso lavoro di ricerca, di affinamento, di scandaglio culturale ed esistenziale lo ha portato oggi ad esiti interessanti, aperti a nuove, ulteriori soluzioni. Se prima era il segno forte, denso, voluminoso, alla Morlotti, ad affascinarlo, ora le sue simpatie vanno più a Morandi, alla sua straordinaria abilità di giocare con un solo colore tentandone le molteplici tonalità. Il verde, da sempre suo colore preferito, che si era impresso sulla tela come massa materica informe, ha espulso come una scoria l'eccesso precedente, facendosi verde tenero, più chiaro, men chiaro, più intenso o più diluito, talora violetto o grigio, un verde mentale, un'epifania della luce e del tempo. Ma accanto a quella di Morandi emerge oggi più netta nei dipinti di Finocchiaro la lezione di Guccione e di altri della scuola di Scicli, che convalidano entrambe la naturale tensione verso una fuga visionaria, verso una rappresentazione onirica e I suggerimenti paesaggistici, gli elementi della natura, gli oggetti, i lontani profili umani (Dario in giardino) traspaiono come da un reticolo sottile che tutto distanzia, come da un velo ipnotico, da una nebbia che ne impedisce il contatto, la concreta penetrazione, quasi Finocchiaro avesse paura di una più diretta relazione con esso e continuasse a preferire piuttosto la sua immagine nebbiosa e ammiccante (Distanza, Finestra sull'Etna, etc.). Larve di figuratività che si stagliano sul piano uniforme e astratto del colore. La pennellata, prima più disordinata e irruenta, da action painting, si è ora ripulita e si è fatta lunga e composta, intramata come un tessuto, attraverso un complesso lavoro manuale sul colore, che non appare subito, ma va scoperto con le sue possibilità dinamiche, con le sue profondità e con i suoi sottili agglomerati volumetrici, che proprio attraverso la sovrapposizione delle cromie, dei toni sui toni fanno risaltare più immagini in una, mettendo in risalto la fluida plasmabilità della materia. La linea di demarcazione degli orizzonti, che si itera e che ora si è leggermente inclinata accentuando il suo significato di tensione drammatica, di ritmo emotivo, è insieme strumento di divisione spaziale e ambigua sfaccettatura del mondo. La scena urbana, infatti prima assente nei suoi lavori, ha ora acquistato un suo spazio più pressante facendo intuire la drammaticità dei suoi eventi e delle sue esistenze, pur se sempre nella sfumatura rarefatta dell'orizzonte. La città che cade - un crollo come esito dell'ottimistica e attiva città boccioniana dei primi del XX secolo? -con il suo cielo apocalittico, burrascoso, in mezzo a cui si intravedono vari elementi architettonici, Dal terrazzo, dalla cui ringhiera si svelano, attraverso gli sprazzi di bianco dal fondo, i bagliori della città, Luce sul molo, tela dedicata a Franco Francese, altro pittore amato, Luce sul muro, con gli elementi verticali che si stagliano in uno squarcio di cielo, a denuncia di un inarrestabile degrado ambientale, Zona industriale con le sottili ciminiere in primo piano, modulano immagini cariche di suggestioni e simbologie esistenziali. Questi paesaggi urbani talora sussurrano, talora gridano denunzie contro la distruzione dell'ambiente, contro la violenza fatta alla natura e all'uomo, e le scenografie naturali, che a quelli si alternano, puntellate di fiori, che appena si intravedono sulla superficie cromatica -rose, buganvillee, euforbie, cactus (Il muro e le rose, Piccolo roseto, Tre rose, Vaso con fiori, Buganvillea, l'eliottiano L'ora violetta con il suo cactus, che si impone sulla coperta verde del terreno)- declinano un malinconico accarezzamento di vitalità perdute, il nostalgico desiderio di un cordone ombelicale per sempre spezzatosi, che si esalta nella trasparenza delle icone, quasi percorse da un fluido musicale, presentissimo nella cultura di Finocchiaro, come lo è la componente cinematografica, anch'essa amata e approfondita dalla sua variegata curiositas. Se ancora forse manca nell'opera di z una più sofisticata visione del mondo, e non potrebbe essere altrimenti vista la sua giovane età, non difetta certo in lui la proposizione di una poetica pittorica in progress, ma già chiaramente delineata nelle sue strutture fondamentali.

Anna Maria Ruta

catalogo - Ed. Galleria 61, Palermo 2002, (mostra in galleria, Palermo ottobre 2002)