ALESSANDRO FINOCCHIARO o del colore forma

Alessandro Finocchiaro gioca col colore, con la pasta che rapprende e raggruma, alla maniera di Morlotti come Zuccaro, per dar vita a paesaggi ‘suoi’, connotati da precise suggestioni e memorie, ieri del territorio pedemontano dell’Etna, delineato ed aperto verso orizzonti illimiti, perduti, il cui varco è lontano e difficile, oggi verso nuovi paesaggi dell’anima. Il poroso nero della lava, sfumato a volte in teneri verdi, trova una linea netta di demarcazione col cielo, coll’infinito, che promette speranze e conforta attese. Tutto è visto da un’angolatura di ombre (La Timpa, la strada dei Mulini, gli alberi che si intravedono nell’oscurità del notturno o nella densità del bosco) e attraverso la sola iconografia naturalistica : una Sicilia incantata, senza uomini e segni della modernità, in cui si innesta la simbologia esistenziale della sua personale visione. Assente l’esperienza della scena urbana e il ritmo dinamico del moderno, il paesaggio campestre si fa oscuro rifugio, tana di smarrimento che non riesce ad esorcizzare il negativo; ad allontanare l’incombente disastro ecologico e vede distanziarsi e farsi irraggiungibile la serena chiarità dell’azzurro, del cielo. Oggi la sua scelta cromatica si è ampliata verso nuove possibilità, perché il suo sguardo si è spostato dalla terra al mare, dal buio alla luce, e la sua pennellata si è fatta più secca, più decisa, ma anche più plastica, ancora più intricata nella resa del volume, di quelle emergenze che colpiscono il suo sguardo e il suo immaginario. Spesso Finocchiaro, ora, si appunta sul particolare e lo zooma come con un cannocchiale facendo rilevare ciò che è nascosto, invisibile ad occhio nudo; qualche altra volta usa la tecnica della visione aerea, dall’alto, che sintetizza e allarga l’arco visivo; studia, comunque, ricerca, sollecitato da suggerimenti nuovi, da una sensibilità che si affina sia sotto il travaglio della crescita personale sia con l’arricchirsi della sua cultura, curiosa e variegata, che spazia su diverse direzioni e filoni. È una buona premessa e promessa insieme. Finocchiaro modula immagini che rivelano con buone possibilità espressive la tensione al superamento di una realtà immediata, che egli interpreta densamente, interrogando lo spazio e restituendo pittoricamente le sue visioni interiori con grovigli cromatici e linee scarne, anche se non spoglie, cariche di echi e di organismi che bisogna far emergere e rilevare dall’impasto dei colori.

Anna Maria Ruta, febbraio 2001

da Terre di mezzo, catalogo Promozione, maggio 2001